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domenica, Settembre 13, 2026

Caro Giovanni, chi siamo noi?

Caro Giovanni, chi siamo noi? Ancora oggi siamo in cerca di una verità che completi quella già accertata. Questo vale per te, Giovanni Falcone, per Paolo Borsellino e per molte altre vicende italiane. Il punto, però, in questo anniversario, non è tanto porsi la domanda “chi è stato ad ucciderti ieri?”, quanto chiederci chi siamo noi oggi?

Noi, che ricordiamo te, i tuoi cari, la tua scorta. Noi, che divoriamo libri e facciamo crescere l’audience di trasmissioni che ripercorrono la tua storia fino al capitolo posto al centro della narrazione: la tua morte. Ci sono tanti capitoli che seguono, infatti, ma di quelli non ne parla nessuno e non ne parliamo noi. Farlo significherebbe accostarci ad una verità tremendamente vera, che non può che svonvolgerci: “Ci sono uomini morti che profumano di vita e uomini vivi che puzzano di morte”.

Chi siamo noi oggi? Cosa facciamo per contrastare mafia, ndrangheta e prima ancora la mentalità mafiosa? A volte interpretiamo come pura maleducazione alcuni gesti compiuti sotto i nostri occhi. In realtà sono il frutto di una mentalità mafiosa, ovunque molto radicata. Se qualcuno, ad esempio, si permettesse di venire a casa nostra e domandarci perché per eseguire alcuni lavori abbiamo preferito un’ altra ditta al posto della sua, compirebbe un gesto di presunzione o di violenza mafiosa, seppure verbale?

Se un uomo non ha il coraggio di denunciare un pericolo sul luogo di lavoro, che potrebbe costituire una seria minaccia alla salute e alla propria e altrui vita, non è forse condizionato anche da una mentalità mafiosa che induce a far concepire il lavoro come una concessione di qualcuno e non un diritto sancito dalla Costituzione? Quante sentenze della Cassazione si sono pronunciate a favore di lavoratori licenziati per essersi rifiutati di lavorare in condizioni di insicurezza! Eppure, c’è ancora tanta paura di denunciare.

Ecco che allora lo sguardo e l’attenzione si focalizzano su un livello un po’ più alto rispetto al vivere e operare delle persone semplici. Un livello più alto, istituzionalmente parlando. La corruzione è ovunque, ma se mette su casa nelle istituzioni il suo peso è ovviamente diverso.

“Nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi. Non vi sono alternative”. Il monito del Presidente della Repubblica è rivolto a tutti.

Con il nostro sguardo dobbiamo tornare a quel 23 maggio 1992, a quella esplosione terribile, perché quella deflagrazione ci desti dal sonno in cui tendiamo a sprofondare, dalla insidiosa accidia che prova instancabilmente ad imprigionare ogni nostro impulso di vita e di bene. Non abbiamo bisogno di un Paese in cui ci sia sempre un ricco disposto a devolvere il suo di più ad un povero. Abbiamo bisogno di costruire una società in cui tutti abbiano le stesse possibilità e libertà di autodeterminarsi. Perché ciò avvenga dobbiamo impegnarci ad essere persone vive nel corpo e nello spirito.

Abitare il presente, ci ha ricordato Papa Francesco nella Solennità di Pentecoste, come unico e irripetibile tempo per fare il bene per noi e per gli altri.

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