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venerdì, Aprile 17, 2026

E’ sempre tempo di resistenza

Per resistere è necessario cedere.

Non sono impazzita e proverò a dimostrarlo.

Ho ancora nella testa le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 aprile a Genova, nell’ 80° anniversario della liberazione dall’ occupazione nazifascista e ancora prima a Trieste, in occasione della 50° Settimana Sociale dei cattolici in Italia:

“La democrazia si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità. Si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta? Di contentarsi di una democrazia a ‘bassa intensità’? Si può pensare di arrendersi, ‘pragmaticamente’, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della ‘cosa pubblica’? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? Per porre mente alla defezione, diserzione, rinuncia intervenuta da parte dei cittadini in recenti tornate elettorali. Occorre attenzione per evitare di commettere l’errore di confondere il parteggiare con il partecipare. Occorre, piuttosto, adoperarsi concretamente affinché ogni cittadino sia nelle condizioni di poter, appieno, prendere parte alla vita della Repubblica”.

Non possiamo accettare una democrazia a bassa intensità, che non favorisce neppure un ricambio della classe dirigente ( chi non vota neppure si candida, si spende) e neppure una democrazia della maggioranza che ponga in essere e giustifichi l’ adozione di “semplificazioni di sistema che generino restrizioni di diritto in nome del dovere di governare”.

Per resistere a tutto questo noi dobbiamo cedere, insisto.

Cedere al richiamo della nostra responsabilità di cittadini, nonostante le fatiche quotidiane, i problemi e gli impegni privati, una vita dal respiro corto ci spingano lontano dai problemi e dagli impegni pubblici. Quando i giorni trascorrono oziosi, quando l’ incostanza ci impedisce di progettare, di focalizzare le priorità esistenti appena fuori dall’ uscio delle nostre case e delle nostre chiese, avvertiamo, seppur storditi, un’ inquietudine che ci rende un po’ più riconoscibili a noi stessi. Cediamole.

Cedere alla consapevolezza della nostra mancanza. Siamo “persone mancanti”, non bastiamo a noi stessi, eppure sono le nostre fragilità a consentirci di leggere meglio e più in profondità una società che cambia. Chi conosce apporta un dipiù alla partecipazione.

Cedere alla fatica di innaffiare campi coltivati da altri, prima di noi e per noi, e seminare ancora per noi e per gli altri.

Se ho dato prova della mia sobrietà, se la riflessione vi convince, potete continuare ad elencare voi le situazioni di fronte alle quali possiamo e dobbiamo cedere per resistere.

Come ci ha ricordato il Presidente Mattarella, “è sempre tempo di Resistenza”.

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